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Giuseppe Giannini


Medico di Parabiago 1774-1818
Giuseppe Giannini merita più considerazione di quanta ne ha suscitata sino ad oggi, poiché la sua opera di medico e di ricercatore può reputarsi degna di un luminare della materia del periodo in cui egli è vissuto.
Scrisse saggi fondamentali di indiscutibile importanza che divennero presto testi di studio nelle università del tempo. 'Della natura delle febbri e del miglior modo di curarle, con alcune deduzioni sulla natura delle convulsioni, sulla estinzione delle febbri contagiose, sull' uso delle immersioni fredde e calde', costituisce il suo capolavoro indiscusso.
Fu pubblicato nel 1805 e destò grande impressione nell'intero mondo scientifico.
Giuseppe Giannini fu autore di studi estremamente innovativi che si ispiravano alle teorie del grande medico belga Edward Jenner; quando quest'ultimo sconfisse il vaiolo, il medico parabiaghese fu tra i primi a gioire e si prodigò, senza risparmio, nel propagandare l'eccezionale scoperta.

Giuseppe Giannini era nato a Parabiago nel 1774 da famiglia di umili origini: il padre lavorava come fattore presso alcune famiglie aristocratiche del luogo.
A causa delle difficoltà economiche familiari, Giuseppe Giannini venne avviato dai genitori al sacerdozio per cui ebbe modo di studiare nei seminari di Arona, di Monza ed in quello Maggiore di Milano.
Aveva quasi concluso gli studi teologici, quando decise di iscriversi alla facoltà di medicina di Pavia, conseguendo a soli ventidue anni la laurea con eccellenti voti.
Giuseppe Giannini lavorò sodo come medico condotto, facendosi apprezzare tanto nella sua città quanto nei centri limitrofi.

Le prime esperienze di medico gli consentirono di scoprire un'innata propensione alla ricerca e allo studio.
Aveva solo ventisei anni quando pubblicò il 'Saggio sulla diagnosi delle malattie nervose e infiammatorie'che gli valse l'accesso al corpo medico della 'Ca' Granda' di Milano.
Seppe comprendere da subito la straordinarietà delle scoperte di Jenner nel campo della vaccinazione antivaiolosa per cui divenne membro della 'Commissione' per l'esperienza della inoculazione jenneriana.
La sua fama crebbe costantemente fino ad essere eletto medico ufficiale della 'Casa Vicereale' di Milano, nel 1810.

Il grande impegno profuso nello studio e nella guarigione delle febbri lo esposero a continui contagi che ne minarono irrimediabilmente lo stato di salute. Rinunciò ai prestigiosi incarichi che si era guadagnato e si spense il 18 dicembre 1818, a soli quarantaquattro anni. Fu sepolto a Milano nel cimitero di Porta Ticinese.
Lasciò incompiuta l'ultima sua opera, 'Elementi di Medicina', che si sarebbe aggiunta ad un altro testo classico, da lui scritto in quattro volumi, fra il 1800 e il 1802: ' Memorie di Medicina'.
Il Comune di Parabiago, in una seduta del Consiglio Comunale del 21 dicembre 1902, gli dedicò una strada e, con il consenso delle autorità municipali milanesi, recuperò la lapide disponendola all'ingresso del cimitero del capoluogo.
Il Giannini non è sicuramente conosciuto come il Maggiolini, a causa della minore 'visibilità' , dei suoi capolavori che tuttavia, a differenza delle opere d'arte del magistrale intarsiatore, hanno avuto notevoli sviluppi grazie alla dedizione di ricercatori delle generazioni successive.

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