Home Page » Menu Canali » Vivere Parabiago » I Personaggi » Libero ferrario

Libero ferrario


Libero Ferrario è un mito che vive in mezzo a noi.Libero Ferrario
Parabiago lo ha sempre amato intitolandogli lo stadio cittadino e l'associazione sportiva che porta il suo nome da decenni con passione è impegnata a diffondere nelle generazioni più giovani il suo esempio di uomo e di atleta.

Nel 1923 Libero Ferrario, ciclista dilettante nato a Parabiago nel 1901, vinse il campionato mondiale di ciclismo per 'amateurs', così - con termine francese - si chiamavano allora i dilettanti di qualsiasi sport.
Lo vinse nella città svizzera di Zurigo, allora invidiabile oasi di serenità rispetto ad un'Italia travagliata ancora dagli effetti post bellici.
Fu il primo italiano a conquistare una maglia iridata. La vinse anche per la gioia dei tanti emigranti italiani, molti dei quali comaschi che, estasiati dalla supremazia sportiva italica, si avvolsero nella bandiera tricolore, rifacendosi delle tante amarezze e sofferenze che il distacco dalla patria, per quanto geograficamente vicina, aveva fatto loro subire.

Il successo personale di Libero Ferrario venne suggellato dall'eccellente risultato della formazione italiana che piazzò tutti i suoi atleti nei primi nove arrivati.
Libero vinse con una bicicletta costruita vicino a casa e allestita dal patron Focesi; si chiamava: 'Gloria' e mai tanto nome fu beneaugurante.
Ottenne in premio una piccola statua raffigurante Guglielmo Tell, mitico eroe della libera Svizzera e simbolo degli antichi valori su cui è fondata la secolare repubblica elvetica.
Libero Ferrario aveva iniziato con una bicicletta messa a disposizione da 'Pinella' Ceriani : si trattava di una 'Excelsior' e con essa ottenne i primi successi.
Entrò nell'Unione Sportiva Legnanese verso il 1920, partecipando come protagonista alla 'Targa Legnano' e alla 'Coppa Bernocchi'.

Chiamato al servizio militare, fu autorizzato a gareggiare in alcune gare riportando vittorie a Barletta, a Trani ed ad Andria. A Bari invece si aggiudicò il campionato militare a squadre.
Vinse la 'Coppa Bernocchi' del 1922 e del 1923, prima di laurearsi campione mondiale.
Nel 1924 Libero Ferrario ottenne la vittoria nella 'Tre Valli Varesine', nella 'Targa Legnano', nella 'XXIII Coppa del Re' e si presentò come favorito alla successiva edizione del campionato mondiale organizzato nella città di Parigi.
A Parigi quell'anno si tennero anche i Giochi Olimpici per cui la prova ciclistica su strada assegnava due titoli.
Libero Ferrario non venne adeguatamente aiutato dalla squadra italiana, ma giunse onorevolmente quarto a otto minuti dal vincitore che, per la gioia degli appassionati francesi, risultò essere uno dei loro beniamini: André Leducq.
Libero Ferrario vinse per l'ultima volta nella 'XXIII Coppa Piemonte'.

Vittima di un malanno trascurato, si ritirò dalle competizioni nonostante la giovane età.
Assalito da febbri e ricoverato sempre più spesso in case di cura dove si cercava di arginare i patimenti provocati dalla malattia, poi rivelatasi incurabile, Libero Ferrario trovò consolazione nello scrivere i propri ricordi all'ombra del Sacro Monte varesino.
Morì nel febbraio del 1930.
Grazie al suo esempio si divulgò, nella città e nei dintorni, la passione per il ciclismo: dagli anni '30 sino agli anni '50 furono organizzate un'infinità di gare con le più disparate motivazioni che andavano dal festeggiamento del patrono sino alla commemorazione dei caduti.
Nel 1973 si celebrò il cinquantenario della vittoria conseguita a Zurigo: eccezionalmente la partenza del Giro di Lombardia ebbe luogo a Parabiago e fu organizzato un maestoso pellegrinaggio al Ghisallo, luogo simbolo del ciclismo per le numerose imprese sportive ivi compiute.
Nel 2001 l'Amministrazione Comunale ha celebrato il centenario della nascita del grande corridore parabiaghese organizzando, con la collaborazione della società ciclistica Libero Ferrario, una serie di manifestazioni che hanno riscosso in città partecipazione e gradimento.

In occasione della 83^ edizione della 'Coppa Bernocchi', corsa internazionale riservata ai professionisti, il tracciato ha previsto un prestigioso traguardo volante a Parabiago.
Il professore Egidio Gianazza, storico cittadino di impareggiabile raffinatezza, ha scritto, ben coadiuvato dall'assessorato allo sport, uno stupendo libro sulla vita di Libero Ferrario la cui presentazione è avvenuta l'8 settembre in una Villa Corvini gremita all'inverosimile.
Leggendolo piace ricordare le parole di un compagno di squadra di Ferrario, Tito Brambilla: ' In i garuni a fa i campiuni' (' Sono i garretti a fare i campioni'). Parole genuine che esaltano la semplicità e la popolarità di uno sport intramontabile per fascino e passione.
Per dovere di cronaca si ricorda che un nipote di Tito Brambilla è diventato campione del mondo in Inghilterra nella gara professionistica, corsa nel 1982: Giuseppe Saronni.

Condividi