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La bellezza economica invisibile
14-03-2020

La bellezza economica invisibile

Yaba daba doooo

Pare che Fred Flinstones stia dicendo all’amico Barney che finalmente l’uomo, dopo millenni di sproporzionata crescita e ricchezza, tornerà al tempo del baratto.

Sembra che già alcune aziende tessili stiano trattando il reale valore di scambio tra quattro maglioni Napapjri e i chili di bresaola corrispettivi. Si tratta ormai sugli etti… siamo a fine trattativa.

Alcuni amici di Alba stanno proponendo il tartufo bianco da grattugiare rigorosamente sull’uovo all’occhio di bue in cambio di zoccoli vintage del dott Scholl per piedi comodi…

Soprassiedo al momento sulla vendita di animali domestici, nani da giardino e organi vitali in cambio di profiterol, ‘mpepata di cozze e boulle dell’acqua calda.

Ma davvero il corona virus ci renderà più poveri? Davvero andremo incontro ad una crisi economica senza precedenti? Davvero si passerà attraverso un periodo di austerità?

Io non credo proprio che possa accadere tutto questo e in maniera semi-seria proverò a buttare lì una serie di sollecitazioni semiserie che ognuno potrà setacciare con il vaglio della sua esperienza.

Solo spunti, niente ricette. Anzi vi consiglio di diffidare da chiunque ne abbia di assolute in questo momento.

Partiamo da un dato etimologico assodato: crisi in greco significa cambiamento, e vivaddio quanto saremo chiamati al cambiamento in questi tempi strani. Ma cambiamento non significa peggio, cambiare significa guardare le stesse cose con occhi nuovi. Diversi.

Quindi diventeremo più poveri? No.

Semplicemente diventeremo più bravi e faremo le scelte giuste.

Ad esempio, parliamo del valore del denaro: da sempre a dettare l’offerta è la domanda.

Lo abbiamo visto in negativo con Amuchina e mascherine aumentate anche del 500%.

Vediamola in positivo. E’ plausibile che al momento dell’imminente ripartenza, diciamo Maggio, l’offerta si dovrà piegare ad una diminuita domanda al fine di raggiungerla ad un prezzo finalmente congruo.

Facciamo un esempio: se Adidas vorrà vendere una felpa, che prima costava 150 euro (prezzo alla produzione magari 12-15 euro) dovrà scendere fino ad incontrare chi sarà disposto a spendere 40/50/60 euro per lo stesso capo di abbigliamento. E Adidas dovrà farlo in fretta per svuotare i magazzini che si stanno riempiendo per ricominciare con la produzione di nuovi capi. E dare lavoro alle sue maestranze.

Quindi subito dopo la crisi generata dal nostro Virus domestico dovremo fare scelte accurate su come spendere i nostri soldi, però al contempo potremo e dovremo spenderne in quantità.

E visto che questo sarà incentivato anche dall’Europa, dallo Stato Italiano, dalle Regioni ecc. …fino alle associazioni di categoria avremo paradossalmente un potere di acquisto superiore e il singolo bene oggetto di compravendita avrà un valore finalmente proporzionato al valore reale.

Di molto inferiore a quello attuale.

Infatti lo stipendio dei dipendenti in genere (dei molti che manterranno il loro posto di lavoro), dei dipendenti statali, dei pensionati, delle famiglie con portatore di handicap e via andare, vedranno il loro potere d’acquisto aumentato, considerando che il salario, le pensioni e gli assegni di accompagnamento non avranno diminuzione mentre il prezzo dei prodotti diminuirà fino a trovare un valore stabile.

Altra cosa accadrà invece per gli imprenditori, le piccole aziende e per i professionisti.

Però anche in questo caso non per forza in negativo (e lo dico a ragion veduta essendo io un portatore sano di partita iva non sintomatico).

Qui il discorso è paradossalmente ancor meno complesso.

Ci saranno interventi mirati a dare ossigeno alle aziende (tasse prima rinviate e poi quasi certamente annullate – iva annullata o differita – bonus di varia natura atti a far ripartire velocemente gli investimenti – i mutui e i leasing saranno sospesi o calmierati e il prezzo delle bollette delle varie energie, di cui le imprese fanno grande uso, scenderà vorticosamente).

Ecco quindi che sarà ancora una volta l’imprenditore a fare la differenza: con le sue scelte, il suo intuito, la sua tenacia e la sua capacità di vedere business dove gli altri vedono solo carta straccia.

Ferrari, Armani, Ferrero, Agnelli, Pessina, Berlusconi, Del vecchio, Perfetti, Marchionne, Versace, Farchioni, Barilla e mill’altri sono dei fari cui guardare in questi momenti di rilancio: torniamo a leggere le loro biografie e impariamo dalle loro scelte, visto che il tempo non ci manca e Santa Amazon non ha cessato le consegne a domicilio.

Un caro amico, a capo di una grande azienda di distribuzione organizzata, quando nel 2008 ci fu l’ultima crisi economica causata dall’ingordigia di tutti i mercati finanziari, prese una decisione importante cui io mi sono sempre affidato da quel giorno in poi.

Decise di aumentare il livello dei suoi prodotti: migliori fragole, migliore vino, migliori carni, perché aveva capito che non sarebbe stato utile diminuire la qualità del prodotto proposto.

Serviva gente più capace a venderla, fornitori che scommettessero con lui, gente che dopo aver comprato a un prezzo lievemente superiore tornasse a comprare perché “fragole così non si mangiano in altri posti”.

Ha stravinto la sua scommessa e oggi è leader.

Anche noi possiamo fare lo stesso: le nostre scarpe dovranno essere ancora le più belle (magari le potremo vendere a un prezzo un po’ inferiore ma chissenefrega) i nostri manufatti dovranno essere curati con la stessa cura delle cattedrali (Peguy) e il nostro commercio dovrà essere più capillare anche se con qualche utile in meno.

E magari guardiamo all’Europa, portando e ricevendo ricchezza dai nostri amici conterranei da Oslo ad Atene. Siamo gente forte e creativa, capace di riprendersi. Made in Italy e Made in Europe quindi, per far ricadere la ricchezza dove è stata generata e i mercati BRICS (Brasile Russia India Cina Sudafrica) potremo usarli per vendere, non per forza per produrre a costi minori.

Noi siamo Lombardia. Noi siamo Italia. Noi siamo Europa. Noi siamo Mondo. In quest’ordine.

La Blue Banana, la zona più ricca in termini di produzione di tutto il globo terracqueo la abbiamo noi.

Di notte da Milano a Francoforte, dalla Baviera alla Rhur, da Bruxelles fino al nord di Parigi e Londra si forma nel cielo Europeo questa meravigliosa banana blu rovesciata, segno che in quel punto di mondo si produce e si genera sia di giorno che di notte. Impariamo a guardare le luci…

Siamo noi il destino della nostra economia.

Infine gli Istituti di Credito.

Ebbene dovranno per forza supportarci in momenti come questi con operazioni mirate allo sviluppo economico e con più respiro nell’erogazione di mutui, finanziamenti e fidi (piccolo consiglio spassionato, anche per le famiglie, meglio avere almeno due Istituti di Credito in questo periodo, in particolare se quello dove abbiamo il nostro Conto Corrente è un Istituto piccino, perché  non è detto che tutte le Banche riusciranno a passare indenni questo primo periodo).

Parole e pensieri sparsi di un percorso semiserio, ma che fanno apparire evidente che la paura e il panico verso il futuro economico sono utili come un cappotto alle Maldive.

Come sempre dentro una crisi c’è una storia di ricchezza che prima non c’era.

Andiamo a prendercela.

Un padre di famiglia che lavora a partita iva

 


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