La Storia

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C'è un gallo nello stemma di Parabiago, quasi a suonare la sveglia ai cittadini, a stimolare la loro operosità verso traguardi sempre più elevati, anche oltre la vetta dell'albero, alle cui radici l'animale è appollaiato. La suggestione simbolica non esclude, anzi sottolinea l'origine rurale del sito, come suggerito dai due elementi araldici. L'indagine etimologica fa da supporto. Si vuole infatti che il termine Parabiago, composto dal prefisso -para equivalente a "vicino" e dal suffisso celtico -blagus pari a "molle", si applichi a una zona vicina a un luogo paludoso o allagabile, come sarebbe giustificato dalla vicinanza del fiume Olona, originariamente facilmente tracimabile. All'attuale città fanno corona le frazioni di S. Lorenzo, che riconduce all'esistenza di un'antica cappella dedicata al Santo omonimo e già attestata nel sec. XIII; Ravello, risalibile a -rapa, usato per indicare "frana, smottamento", Villastanza, realisticamente discendente dal latino villa, che sta per "podere, fattoria"; Villapia, analogico a Villastanza e così tramutatasi per volere del Cardinale Schuster e in omaggio al Pontefice Pio Xl, dalla originaria Tiracoda, per il cui termine si danno diverse spiegazioni, la più plausibile delle quali si lega a una - tauri cauda o "coda del toro", usata per indicare la presenza di qualche osteria. Tutte le località indicate, diverse per tipologia e dimensione, corteggiano la città e ne costituiscono il completamento sotto il profilo amministrativo, si affacciano dignitosamente al suo palcoscenico, magari con la caratteristica di un soprannome, di una sfumatura dialettale. Sull'antichità della località non sussistono dubbi. Storici locali come Rafaelli e Cavalero, nei loro racconti, parlavano di marmi, di pietre di vari colori, di resti di antichi palazzi, di monete, di statue venuti alla luce "nel laurar la terra". Se a una prima lettura il riferimento poteva sembrare leggendario, gli scavi sistematici iniziati alla fine dell'Ottocento e protrattisi fino ai nostri giorni, hanno tradotto in realtà quanto sembrava assumere il colorito della tavola. Nel corso di ricerche archeologiche effettuate a S. Lorenzo, Parabiago, Villastanza, sono emersi reperti di svariata e curiosa qualità, corredo di numerose tombe, contrassegnate da lapidi e dalla presenza di balsamari, monete, specchi, patere, vasi in terracotta, che propongono problemi di indagine sulla esplorazione dei contenuti figurati e circonfondono di un'aurea sacra le origini della nostra località. Nel vasto patrimonio una posizione a sé stante occupa la "patera di Parabiago", un piatto d'argento con lumeggiature in oro, finemente cesellato con la riproduzione del mito di Cibele e Atti. Peccato che tutti i reperti siano conservati nei vari musei di Milano, Legnano, Varese. Sulla fisionomia di Parabiago le ombre incominciano a diradarsi nell'alto Medioevo. Dalla polvere degli archivi emergono le prime pergamene con la graffatura di Parabiago; la loro autenticità è confermata dall'analogia con le prescrizioni dei capitolari di Carlo Magno, per la permuta dei beni ecclesiastici.

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